CODICE ETICO - INTEGRAZIONI INTRODOTTE DALLA GIUNTA CONFINDUSTRIA

sabato 20 febbraio 2010

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Su proposta del Comitato Mezzogiorno, la Giunta di Confindustria,  riunitasi ieri, ha approvato all’unanimità una delibera che prevede   l’introduzione,   nei   Codici   etici   delle  Associazioni ,  di  alcune  norme  speciali  di autoregolamentazione e tutela volte  a  garantire  la  trasparenza delle Associazioni e delle imprese del sistema.

In  molte  aree  del  Sud,  il  crescente condizionamento della criminalità organizzata  sulle attività legali costituisce una vera e propria “zavorra” per  l’economia  meridionale.  Pur  non  sottovalutando  il  problema della sicurezza,  è  anche  sulla  sfida  del  rafforzamento  delle condizioni di libertà   economica   che   si  giocano  le  possibilità  di  sviluppo  del
Mezzogiorno.  Ed  è su questo fronte che gli imprenditori possono ricoprire un ruolo fondamentale.

L’iniziativa  di  oggi  conferma  e rafforza l’impegno che Confindustria ha assunto  da  tempo nella battaglia a favore della legalità partita nel 2007 con  la  svolta  impressa  da Confindustria Sicilia, seguita poi da diverse associazioni   territoriali   del   Mezzogiorno.  E  sancita  dalla  stessa presidente  Emma  Marcegaglia,  che ha istituito, sui temi della legalità e
della  sicurezza del territorio, una delega specifica affidata ad Antonello Montante.

“È  sulla  spinta  delle  nostre  associazioni  del Sud - precisa Cristiana Coppola  vicepresidente  di  Confindustria  per  il  Mezzogiorno - che oggi abbiamo  impresso  una più netta e significativa accelerazione nell’impegno di  Confindustria  a difesa del diritto alla legalità, perché l’adozione di comportamenti  estranei ad ogni logica mafiosa, diventi patrimonio comune e condiviso  da  tutto  il  sistema.  E,  in  questo  senso,  va sottolineata l’immediata adesione di Assolombarda”.

Le norme approvate oggi dalla Giunta prevedono:
-   l’obbligo   di  denuncia  da  parte  degli  imprenditori,  all’autorità giudiziaria  o  la  comunicazione  all’associazione  di riferimento di aver subìto  un’estorsione  o  altro delitto che, direttamente o indirettamente, abbia  limitato la loro attività economica a vantaggio di imprese o persone riconducibili ad organizzazioni criminali 

-   l’espulsione   dell’impresa   nel   caso   in  cui  sia  accertato  che l’amministratore  o  altri  soggetti  direttamente  legati  alla titolarità dell’impresa siano stati condannati, con sentenza passata in giudicato, per reati  di associazioni di tipo mafioso, anche straniere; o quando i beni di proprietà dell’imprenditore siano stati colpiti da provvedimenti definitivi
di confisca
-  la  sospensione  dell’impresa, nel caso in cui non abbia già deciso essa stessa in tal senso, scatta quando siano state irrogate in capo all’impresa e  ai  suoi  legali  rappresentanti  misure  di prevenzione o di sicurezza;
quando  siano  state  emesse  sentenze  di  condanna  non ancora passate in giudicato  per  i reati sopra indicati; quando sia stato accertato che sono in  corso  procedimenti  penali  a  carico  degli amministratori o di altri soggetti  direttamente  legati  all’impresa concernenti la contestazione di aver   commesso   uno   dei   citati  reati,  o  quando  si  ha  conoscenza dell’emissione, nei confronti di dette persone, dell’applicazione di misure cautelari personali per tali ipotesi di reato.

Inoltre, le nuove norme stabiliscono anche che le Associazioni territoriali devono costituirsi parte civile nei processi che vedano le imprese parte lesa o imputata.

 

TRATTANDOSI DI NORME CHE NON HANNO EFFETTO RETROATTIVO SI INTENDONO TACITAMENTE ACCETTATE E CONDIVISE DAI SOCI, SALVO ESPRESSO DISSENSO DA ESPRIMERSI ENTRO IL 30 APRILE P.V.


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